DLgs18/2023

D.Lgs. 18/2023 · Allegato II

Allegato II — Controllo e monitoraggio

L'**Allegato II del D.Lgs. 18/2023** stabilisce come si controlla l'acqua nel tempo. Distingue due tipi di analisi: il **controllo di routine**, frequente e su un set ristretto di parametri-sentinella, e il **controllo di verifica**, più raro ma esteso a tutti i valori di parametro. Le **frequenze minime** dei campionamenti crescono in funzione del **volume d'acqua distribuito ogni giorno**. È la parte operativa che traduce i limiti dell'Allegato I in un calendario di prelievi.

Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026

A cosa serve l'Allegato II

Sapere quali sono i limiti — quello lo dice l'Allegato I — non basta. Bisogna anche stabilire ogni quanto controllare, che cosa cercare e su quanti campioni. È esattamente il compito dell'Allegato II, richiamato dagli articoli 7 e 12: definire i programmi di controllo che trasformano una tabella di valori in un'attività di sorveglianza continua e programmata.

L'impostazione è coerente con l'approccio basato sul rischio introdotto dalla direttiva europea. Il programma di monitoraggio non è più uguale per tutti, ma va calibrato sulla base della valutazione del rischio del sistema di fornitura: dove il rischio è maggiore si controlla di più e su più parametri, dove è minore le frequenze possono essere alleggerite. L'Allegato II fornisce però le frequenze minime sotto le quali non si può scendere.

Controllo di routine e controllo di verifica

La distinzione centrale dell'allegato è quella tra due tipi di controllo, pensati per rispondere a esigenze diverse. Il controllo di routine è la sorveglianza quotidiana: analisi frequenti, rapide ed economiche, che verificano un gruppo ristretto di parametri capaci di segnalare in tempo reale un'anomalia. Il controllo di verifica è invece la fotografia completa: meno frequente, ma estesa all'intero elenco dei valori di parametro dell'Allegato I.

Le due tipologie di controllo previste dall'Allegato II a confronto.
AspettoControllo di routineControllo di verifica
ObiettivoIndividuare rapidamente le anomalieVerificare la conformità completa
FrequenzaElevataRidotta
ParametriSet ristretto di sentinellaTutti i valori dell'Allegato I
EsempiE. coli, torbidità, colore, disinfettante residuoMetalli, PFAS, sottoprodotti, indicatori

Il controllo di routine include tipicamente Escherichia coli, i batteri coliformi, la torbidità, il colore e l'odore, il pH, la conducibilità e — dove si disinfetta — la concentrazione di disinfettante residuo. Sono i parametri che, se qualcosa va storto, cambiano per primi. Il controllo di verifica aggiunge tutto il resto: i metalli pesanti come il piombo e l'arsenico, i nitrati, i PFAS, i sottoprodotti della disinfezione e i parametri di radioattività.

Le frequenze in base ai volumi

Il criterio che governa la frequenza dei campionamenti è il volume d'acqua distribuito o prodotto ogni giorno in una determinata zona di fornitura. La logica è intuitiva: più persone servite significa più acqua e un impatto potenzialmente maggiore in caso di problema, quindi controlli più fitti. L'Allegato II riporta tabelle che associano scaglioni di volume a un numero minimo di campioni annui, sia per il controllo di routine sia per quello di verifica.

Schema concettuale del rapporto tra volumi e frequenza di campionamento (le tabelle esatte sono nell'Allegato II).
Volume giornaliero distribuitoLogica di frequenza
Fino a 10 m³/giornoFrequenze minime, spesso su base annuale; per le piccolissime forniture si applicano regimi semplificati
Da 10 a 100 m³/giornoNumero di campioni crescente all'aumentare del volume
Oltre 100 m³/giornoFrequenze elevate, con incrementi proporzionali al volume e ai metri cubi aggiuntivi

Un esempio concreto

Un piccolo agriturismo servito da un proprio pozzo, che distribuisce pochi metri cubi al giorno, ricade nelle fasce a frequenza minima. Un acquedotto comunale che serve una città eroga migliaia di metri cubi e deve moltiplicare i campioni, distribuendoli lungo tutta la rete. La stessa acqua, volumi diversi, calendari di controllo completamente diversi.

Flessibilità e riduzione delle frequenze

L'Allegato II non è una gabbia rigida. Sulla base dei risultati storici e della valutazione del rischio, l'autorità competente può consentire di ridurre la frequenza di alcuni parametri o addirittura di eliminarli dal programma quando è ragionevolmente certo che non possano essere presenti a concentrazioni preoccupanti. All'opposto, se emergono criticità, le frequenze vanno aumentate. È il principio del monitoraggio proporzionato al rischio, che permette di concentrare le risorse dove servono davvero.

Questa flessibilità, però, non è discrezionale: deve poggiare su dati documentati e sulla valutazione del rischio del sistema di fornitura. Chi gestisce l'acqua non può decidere autonomamente di controllare meno; è l'esito di un percorso valutativo, condiviso con l'autorità sanitaria, che giustifica ogni scostamento dalle frequenze minime. Le modalità con cui i campioni vengono prelevati e analizzati sono poi disciplinate dall'Allegato III.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra controllo di routine e controllo di verifica?
Il controllo di routine è frequente e verifica un set ristretto di parametri-sentinella (come E. coli, torbidità, pH e disinfettante residuo) per individuare rapidamente le anomalie. Il controllo di verifica è meno frequente ma copre tutti i valori di parametro dell'Allegato I, compresi metalli, PFAS e sottoprodotti.
Da cosa dipende la frequenza dei campionamenti?
Dal volume d'acqua distribuito ogni giorno: più acqua si eroga, più campioni annui sono richiesti. La frequenza minima è definita dalle tabelle dell'Allegato II e può essere aumentata (o ridotta) in base alla valutazione del rischio del sistema di fornitura.
Si può ridurre il numero di controlli previsti?
Sì, ma non arbitrariamente. La riduzione delle frequenze è possibile solo sulla base di dati storici favorevoli e della valutazione del rischio, con l'avallo dell'autorità competente. Non è una scelta libera del gestore.

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