Parametro dell'acqua potabile
PFAS nell'acqua potabile
I **PFAS** (sostanze perfluoroalchiliche) sono composti di sintesi, persistenti e bioaccumulabili, entrati per la prima volta tra i parametri obbligatori dell'acqua potabile con il **D.Lgs. 18/2023**. Il decreto fissa due valori: **PFAS totali a 0,50 µg/L** e **Somma di PFAS a 0,10 µg/L**. Sono tra i contaminanti emergenti più discussi in Italia, soprattutto dopo il caso del Veneto.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
Che cosa sono i PFAS
Con l'acronimo PFAS si indica una vasta famiglia di sostanze per- e poli-fluoroalchiliche: molecole prodotte dall'industria a partire dagli anni Cinquanta per rendere i materiali resistenti ad acqua, grassi e calore. Li troviamo — o li abbiamo trovati per decenni — in padelle antiaderenti, tessuti impermeabili, carta oleata per alimenti, schiume antincendio e mille altri prodotti. Il problema è che il legame tra carbonio e fluoro che li rende così utili è anche estremamente stabile: una volta dispersi nell'ambiente, i PFAS non si degradano quasi mai. Per questo vengono spesso chiamati forever chemicals, sostanze eterne.
Quando finiscono nelle falde acquifere — attraverso scarichi industriali, siti contaminati o l'uso di schiume antincendio — i PFAS entrano nella catena dell'acqua potabile e da lì nell'organismo umano, dove tendono ad accumularsi. La vicenda che ha reso il tema noto in Italia è la contaminazione di una vasta area tra le province di Vicenza, Verona e Padova, una delle più estese d'Europa, che ha spinto le autorità a fissare limiti molto più severi rispetto al passato.
I limiti fissati dal D.Lgs. 18/2023
Fino al recepimento della Direttiva (UE) 2020/2184 i PFAS non comparivano affatto tra i parametri obbligatori a livello nazionale. Il D.Lgs. 18/2023 li inserisce nella Parte B dell'[Allegato I](/allegati/allegato-1-parametri) con due valori di parametro distinti, che vanno letti insieme.
| Parametro | Valore limite | Significato |
|---|---|---|
| PFAS — Totale | 0,50 µg/L | Somma di tutte le sostanze perfluoroalchiliche misurabili |
| Somma di PFAS | 0,10 µg/L | Somma di un elenco definito di 20 PFAS ritenuti prioritari |
La distinzione non è un tecnicismo. Il valore di 0,10 µg/L riguarda un elenco ristretto e ben identificato di venti composti (tra cui i celebri PFOA e PFOS), quelli per i quali la comunità scientifica ha le maggiori evidenze di tossicità. Il valore di 0,50 µg/L guarda invece all'insieme complessivo dei PFAS presenti. Un'acqua è conforme solo se rispetta entrambe le soglie.
Da quando si applicano
L'obbligo di rispettare i valori dei nuovi parametri di Parte B — PFAS compresi — è pienamente operativo a partire dal 12 gennaio 2026, come previsto dalle norme transitorie del decreto e ribadito dal correttivo D.Lgs. 102/2025.
Perché i PFAS sono pericolosi per la salute
L'interesse delle autorità sanitarie per i PFAS nasce dal loro profilo tossicologico. Si tratta di interferenti endocrini: sostanze capaci di alterare il normale funzionamento del sistema ormonale anche a concentrazioni molto basse. Gli studi epidemiologici — a partire proprio dalle popolazioni esposte in Veneto — hanno associato l'esposizione prolungata a diversi effetti.
- Aumento del colesterolo nel sangue.
- Effetti sul sistema immunitario, con una risposta ridotta ad alcune vaccinazioni.
- Alterazioni della funzione tiroidea e del metabolismo.
- Possibili effetti sulla fertilità e sullo sviluppo del feto.
- Per alcuni composti, evidenze di cancerogenicità (lo PFOA è classificato dallo IARC).
La caratteristica che rende i PFAS particolarmente insidiosi è il bioaccumulo: l'organismo li elimina molto lentamente, con tempi di dimezzamento che per alcuni composti si misurano in anni. Questo significa che anche esposizioni a basse dosi, se protratte, portano a un accumulo progressivo. Da qui la scelta di limiti prudenziali.
Come si analizzano i PFAS nell'acqua
La ricerca dei PFAS non è un'analisi banale: richiede strumentazione avanzata, tipicamente cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa (LC-MS/MS), e un laboratorio in grado di raggiungere limiti di quantificazione dell'ordine dei nanogrammi per litro. Non tutti i laboratori sono attrezzati per questo tipo di determinazione, ed è un aspetto da verificare prima di commissionare l'analisi.
Il campionamento va eseguito con contenitori idonei, evitando qualsiasi materiale che possa a sua volta rilasciare fluorocomposti. Per questo è consigliabile affidarsi a un laboratorio accreditato che segua l'intera catena, dal prelievo secondo l'Allegato III fino alla refertazione.
Quando ha senso cercare i PFAS
La ricerca dei PFAS è particolarmente indicata se ti trovi in un'area a rischio nota, se ti approvvigioni da un pozzo privato vicino a siti industriali o a discariche, o se sei un'attività alimentare che vuole documentare la sicurezza dell'acqua impiegata.
Cosa fare se l'acqua supera i limiti
In caso di superamento, gli interventi possibili dipendono dalla situazione. Sulle reti pubbliche i gestori adottano trattamenti dedicati, in genere basati su carboni attivi o resine a scambio ionico, che trattengono i PFAS. Per un pozzo privato o un punto d'uso domestico esistono sistemi di filtrazione analoghi, ma la loro efficacia va verificata con analisi prima e dopo il trattamento: un filtro non manutenuto può saturarsi e smettere di funzionare senza dare segnali evidenti.
Il primo passo, in ogni caso, è sapere se e quanti PFAS sono presenti. Senza un dato analitico affidabile qualsiasi decisione — dal cambio di fornitura all'installazione di un impianto — rischia di essere presa alla cieca.
Domande frequenti
Qual è il limite di PFAS nell'acqua potabile in Italia?
Come faccio a sapere se la mia acqua contiene PFAS?
I filtri domestici eliminano i PFAS?
Perché i PFAS sono chiamati 'inquinanti eterni'?
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