D.Lgs. 18/2023 · Allegato III
Allegato III — Specifiche per l'analisi dei parametri
L'**Allegato III del D.Lgs. 18/2023** stabilisce come si analizza l'acqua: quali **metodi analitici** usare, con quali **requisiti di prestazione** (esattezza, precisione, limite di quantificazione) e con quali garanzie di qualità. Prevede che le analisi siano eseguite da **laboratori accreditati** secondo la norma UNI EN ISO/IEC 17025. È la parte che assicura che un risultato ottenuto a Milano sia confrontabile con uno ottenuto a Palermo.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
Perché servono regole sui metodi
Un valore di parametro ha senso solo se il modo di misurarlo è affidabile e uniforme. Dire che il piombo non deve superare i 5 µg/L significa poco se un laboratorio lo misura con un metodo che sbaglia del 40%. Per questo l'Allegato III, richiamato dagli articoli 7 e 12, fissa le regole tecniche che garantiscono la qualità e la confrontabilità dei dati analitici su tutto il territorio nazionale.
Il principio di fondo è che il decreto non impone quasi mai un unico metodo obbligatorio per ogni parametro. Lascia invece al laboratorio la libertà di scegliere la tecnica che preferisce, a patto che rispetti determinati requisiti minimi di prestazione. È un approccio orientato al risultato: non conta la strada, conta arrivare a una misura sufficientemente esatta, precisa e sensibile.
I requisiti di prestazione dei metodi
Per ciascun parametro l'allegato definisce le caratteristiche che il metodo deve possedere. Le più importanti sono l'esattezza (quanto il risultato si avvicina al valore vero), la precisione (la ripetibilità delle misure) e il limite di quantificazione, cioè la concentrazione minima che il metodo è in grado di misurare con affidabilità. Questi requisiti sono generalmente espressi come percentuale del valore di parametro.
- Limite di quantificazione: deve essere sufficientemente basso rispetto al valore di parametro, tipicamente non superiore a una frazione di esso, per cogliere anche superamenti modesti.
- Esattezza e precisione: espresse come incertezza massima ammessa, spesso nell'ordine di una percentuale definita del valore di parametro.
- Incertezza di misura: va stimata e dichiarata; è ciò che accompagna ogni risultato e ne definisce l'attendibilità.
Il caso dei parametri in tracce
Per contaminanti come i PFAS, il benzo(a)pirene o gli antiparassitari, i limiti sono nell'ordine dei nanogrammi per litro. Qui i requisiti di prestazione diventano decisivi: solo laboratori con strumentazione avanzata (come la spettrometria di massa) raggiungono limiti di quantificazione adeguati. Non tutti i laboratori possono determinare tutti i parametri.
Laboratori accreditati e garanzia di qualità
Un metodo valido eseguito da un laboratorio inaffidabile non serve a nulla. Per questo l'Allegato III richiede che le analisi siano svolte da laboratori che operano secondo un sistema di gestione della qualità conforme alla norma UNI EN ISO/IEC 17025, la norma internazionale che qualifica la competenza dei laboratori di prova. In pratica il laboratorio deve essere accreditato per i parametri che referta, da un ente riconosciuto (in Italia Accredia).
L'accreditamento non è una formalità burocratica: comporta verifiche periodiche, la partecipazione a circuiti di prove valutative interlaboratorio e il controllo costante delle prestazioni analitiche. Quando un gestore o un privato commissiona un'analisi, la prima domanda da porsi è proprio se il laboratorio è accreditato per quel parametro specifico. È questa la differenza tra un dato spendibile ai fini di legge e un numero senza valore.
Cosa chiedere al laboratorio
Verifica sempre che il laboratorio sia accreditato ISO/IEC 17025 per i parametri di tuo interesse e che il rapporto di prova riporti i metodi impiegati e l'incertezza di misura. Un referto conforme all'Allegato III è ciò che ti mette al riparo in caso di controllo esterno o contenzioso.
Dal campionamento al referto
L'affidabilità di un'analisi comincia molto prima del laboratorio: comincia dal campionamento. Un prelievo eseguito male — con contenitori non idonei, senza rispettare i tempi di trasporto o le condizioni di conservazione — può falsare qualsiasi risultato, per quanto raffinata sia la strumentazione. L'allegato dedica attenzione anche a questi aspetti, richiamando le buone pratiche di prelievo e conservazione dei campioni.
Per alcuni parametri il momento e il punto del prelievo sono determinanti. Il piombo, per esempio, va cercato con modalità che tengano conto del rilascio dalle tubazioni, mentre i parametri microbiologici richiedono contenitori sterili e tempi rapidi. È il motivo per cui, quando si vuole un dato solido, conviene affidare l'intera catena — dal prelievo alla refertazione — a un laboratorio accreditato, coordinandosi con le frequenze definite dall'Allegato II.
Domande frequenti
Il D.Lgs. 18/2023 impone un metodo di analisi obbligatorio?
Il laboratorio deve essere accreditato?
Perché non tutti i laboratori analizzano tutti i parametri?
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