DLgs18/2023

Parametro dell'acqua potabile

Arsenico nell'acqua potabile

Chimico

L'**arsenico** nell'acqua ha spesso un'origine **naturale e geologica**: si scioglie dalle rocce, in particolare nelle aree vulcaniche come parte del Lazio e della Toscana. Il **D.Lgs. 18/2023** conferma il limite di **10 µg/L**. È un elemento **cancerogeno** riconosciuto e, a differenza di altri contaminanti, il suo controllo riguarda soprattutto le zone in cui il territorio stesso lo rilascia nelle falde.

Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026

Che cos'è l'arsenico e perché è nell'acqua

L'arsenico è un elemento naturalmente presente nella crosta terrestre. A differenza di contaminanti come i PFAS o del piombo, che arrivano dall'attività umana o dalle tubazioni, l'arsenico nell'acqua ha spesso un'origine geologica: si libera dalle rocce e dai minerali che le acque sotterranee attraversano, sciogliendosi nelle falde. Dove il territorio è ricco di questo elemento, l'acqua di pozzo e persino quella di rete possono presentarne concentrazioni significative senza alcun intervento umano.

In Italia il fenomeno è ben noto in diverse aree di origine vulcanica: parte del Lazio (in particolare la fascia a nord di Roma, l'area viterbese e i territori vulcanici laziali), zone della Toscana e altre aree con sostrati magmatici. In questi territori la questione arsenico è storica: alcuni Comuni hanno dovuto chiedere deroghe temporanee e installare impianti di abbattimento dedicati per rientrare nei limiti. È un esempio perfetto di come la geologia locale conti quanto e più dell'inquinamento.

Il limite del D.Lgs. 18/2023

Il D.Lgs. 18/2023 colloca l'arsenico tra i parametri chimici della Parte B dell'[Allegato I](/allegati/allegato-1-parametri) e ne conferma il valore di parametro a 10 µg/L, allineato allo standard dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e alla direttiva europea.

Deroghe e aree critiche

Nelle zone dove l'arsenico geologico rende difficile rispettare i 10 µg/L, la normativa ha storicamente previsto la possibilità di deroghe temporanee e vincolate, in attesa dell'adeguamento degli impianti. Sono misure eccezionali e a termine, non un modo per convivere stabilmente con valori più alti.

Per chi si approvvigiona da un pozzo privato in una di queste aree, il tema è particolarmente concreto: l'acqua non passa da alcun impianto di potabilizzazione pubblico, e l'unico modo per sapere se rispetta i 10 µg/L è analizzarla.

Perché l'arsenico è pericoloso

L'arsenico inorganico, la forma che si trova tipicamente nell'acqua, è classificato come cancerogeno per l'uomo. Il rischio principale è legato all'esposizione cronica: bere per anni acqua con concentrazioni superiori al limite aumenta la probabilità di sviluppare alcuni tumori, in particolare della pelle, della vescica e del polmone. Non si tratta di una tossicità acuta immediata, ma di un rischio che si costruisce nel tempo, dose dopo dose.

  • Aumento del rischio di tumori (pelle, vescica, polmone) da esposizione prolungata.
  • Lesioni cutanee caratteristiche (iperpigmentazione, ipercheratosi) nelle esposizioni elevate.
  • Effetti cardiovascolari e sul metabolismo (associazioni con diabete e ipertensione).
  • Possibili effetti sullo sviluppo neurologico nei bambini.

Come per il piombo, il fatto che gli effetti siano cronici e silenziosi rende l'arsenico particolarmente insidioso: non dà segnali evidenti, non cambia il sapore dell'acqua, e il danno si accumula senza che ce ne si accorga.

Come si analizza

La determinazione dell'arsenico si esegue in laboratorio con tecniche di spettrometria (ICP-MS), in grado di misurare concentrazioni molto inferiori ai 10 µg/L. Il campionamento segue le specifiche dell'Allegato III e non richiede accortezze particolari come per il piombo, dato che l'arsenico è già presente nell'acqua e non dipende dal ristagno nelle tubazioni.

Chi dovrebbe controllarlo

L'analisi dell'arsenico è particolarmente indicata per chi si approvvigiona da un pozzo privato in un'area di origine vulcanica (parti del Lazio, della Toscana e di altre zone note), o per chi vive dove il gestore ha segnalato o gestito problemi di arsenico geologico.

Cosa fare in caso di superamento

L'arsenico non si elimina facendo bollire l'acqua né con i comuni filtri a carbone. Servono trattamenti specifici — adsorbimento su materiali selettivi (ossidi di ferro o alluminio), scambio ionico, in certi casi osmosi inversa — che i gestori pubblici adottano negli impianti dedicati e che esistono anche in versione domestica per i pozzi privati. In ogni caso l'efficacia va verificata con analisi prima e dopo il trattamento, perché i materiali adsorbenti si esauriscono e vanno rigenerati o sostituiti.

Se vivi in una zona a rischio o usi l'acqua di un pozzo, non dare per scontato che l'arsenico sia sotto controllo: la geologia non si vede a occhio. Un'analisi mirata è il modo più semplice per sapere se l'acqua che bevi ogni giorno rispetta il limite, e per decidere con dati alla mano se serve un impianto di abbattimento.

Domande frequenti

Qual è il limite dell'arsenico nell'acqua potabile?
Il D.Lgs. 18/2023 conferma il valore di parametro a 10 µg/L, in linea con l'OMS e la direttiva europea.
Da dove viene l'arsenico nell'acqua?
Spesso da un'origine naturale e geologica: si scioglie dalle rocce nelle falde, in particolare nelle aree di origine vulcanica come parti del Lazio e della Toscana. Non dipende dalle tubazioni.
L'arsenico nell'acqua è cancerogeno?
Sì. L'arsenico inorganico è classificato come cancerogeno per l'uomo: l'esposizione cronica aumenta il rischio di tumori di pelle, vescica e polmone. Il danno si accumula nel tempo e l'acqua non cambia sapore.
Come si toglie l'arsenico dall'acqua?
Non basta bollirla né un filtro a carbone: servono trattamenti specifici (adsorbimento su ossidi di ferro/alluminio, scambio ionico, osmosi inversa). L'efficacia va verificata con analisi prima e dopo il trattamento.

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