D.Lgs. 18/2023 · Articolo 4
Articolo 4 — Obblighi generali
L'**articolo 4 del D.Lgs. 18/2023** stabilisce l'obbligo cardine: le acque destinate al consumo umano devono essere **salubri e pulite**, cioè prive di microrganismi, parassiti e sostanze in concentrazioni tali da rappresentare un pericolo per la salute, e conformi ai **valori di parametro** dell'Allegato I. È la norma da cui discendono tutti gli obblighi operativi di gestori e titolari di attività.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
L'obbligo che tiene insieme tutto il decreto
Se l'articolo 1 dichiara l'obiettivo, l'articolo 4 lo trasforma in un obbligo giuridico vero e proprio. Qui si stabilisce che le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite. E si dice cosa significa in concreto: l'acqua deve essere priva di microrganismi, parassiti e sostanze presenti in numero o concentrazione tali da costituire un potenziale pericolo per la salute umana, e deve rispettare i valori di parametro fissati dall'Allegato I.
È una doppia condizione, e vale la pena notarlo. Non basta rispettare le tabelle numeriche: l'acqua non deve comunque contenere nulla che, pur non essendo espressamente tabellato, la renda pericolosa. Il legislatore ha voluto evitare la trappola del "tutto ciò che non è vietato è permesso". Un contaminante emergente, non ancora normato con un valore preciso, non diventa accettabile solo perché manca dall'elenco.
Salubre e pulita: due criteri, non uno
La conformità ai valori dell'Allegato I è condizione necessaria ma non sempre sufficiente. L'acqua deve essere in ogni caso priva di sostanze pericolose per la salute. Questo principio di sicurezza generale sopravvive anche dove le tabelle non arrivano.
Su chi grava l'obbligo
L'obbligo di garantire acqua salubre e pulita ricade sui soggetti responsabili della filiera, ciascuno per la parte di propria competenza. Il gestore idro-potabile ne risponde dal prelievo fino al punto di consegna. Oltre quel punto, per il sistema di distribuzione interno, subentra la responsabilità del proprietario o del titolare dell'edificio. Le imprese alimentari, infine, rispondono dell'acqua che utilizzano nei loro processi.
Questa ripartizione è il motivo per cui non esiste un unico responsabile dell'acqua di rubinetto. Quando in un condominio arriva acqua torbida, la prima domanda non è "chi ha sbagliato" ma "a che punto della filiera": se il problema è a monte del contatore risponde il gestore, se nasce nell'autoclave o nelle tubazioni interne la palla passa all'amministratore. La guida sull'acqua in condominio affronta proprio questo genere di situazioni.
Dagli obblighi generali agli strumenti concreti
L'articolo 4 non resta un principio astratto perché il decreto gli affianca gli strumenti per renderlo effettivo. Il rispetto degli obblighi generali si realizza attraverso l'approccio basato sul rischio, i controlli interni del gestore e i controlli esterni dell'autorità sanitaria. In altre parole, l'obbligo di risultato — acqua sicura — è accompagnato da obblighi di mezzo: valutare i rischi, campionare, analizzare, correggere.
- Garantire la conformità ai valori di parametro dell'Allegato I nei punti in cui devono essere rispettati.
- Assicurare che l'acqua sia comunque priva di sostanze pericolose, anche non tabellate, per la salute umana.
- Applicare la valutazione e gestione del rischio lungo l'intera filiera idro-potabile.
- Eseguire i controlli e adottare i provvedimenti correttivi in caso di non conformità.
Il principio di non deterioramento
Un aspetto spesso trascurato degli obblighi generali è che l'acqua deve restare conforme fino al punto in cui viene effettivamente utilizzata, non solo all'uscita dell'impianto. Non serve a nulla un'acqua perfetta alla centrale di potabilizzazione se poi si degrada lungo il percorso. Ecco perché il decreto lega gli obblighi generali ai punti in cui i valori devono essere rispettati: di norma il rubinetto dell'utente, cioè il luogo del consumo reale.
L'anello debole è quasi sempre a valle
Molte non conformità non nascono dall'acquedotto ma dalla rete interna: tubi in piombo di vecchi edifici, serbatoi mai puliti, addolcitori mal gestiti. L'obbligo di acqua salubre non si esaurisce al contatore, e i proprietari di immobili farebbero bene a ricordarlo.
Cosa significa nella pratica per chi gestisce acqua
Per un gestore, un'impresa alimentare o il titolare di una struttura ricettiva, l'articolo 4 si traduce in un impegno continuativo, non in un adempimento una tantum. Garantire acqua salubre e pulita vuol dire tenere sotto controllo la filiera nel tempo, documentare le verifiche, intervenire quando qualcosa cambia. Non è un traguardo che si raggiunge una volta e si archivia: è uno stato che va mantenuto giorno dopo giorno.
Chi vuole capire come questo obbligo generale si articola in adempimenti pratici trova nella guida agli obblighi del gestore idrico una mappa dettagliata. Ma il punto di partenza concettuale resta questo articolo: prima l'obbligo di risultato, poi tutti gli strumenti per onorarlo.
Domande frequenti
Cosa significa che l'acqua deve essere "salubre e pulita"?
L'obbligo dell'articolo 4 vale solo per gli acquedotti?
Basta rispettare i valori limite per essere in regola?
Approfondimenti correlati
Vuoi sapere se la tua acqua è a norma?
Richiedi un'analisi dell'acqua conforme al D.Lgs. 18/2023 presso un laboratorio accreditato. Ti ricontattiamo con un preventivo su misura.