D.Lgs. 18/2023 · Articolo 9
Articolo 9 — Valutazione e gestione del rischio dei sistemi di distribuzione idrica interni
L'**articolo 9 del D.Lgs. 18/2023** disciplina il terzo livello dell'approccio basato sul rischio: i **sistemi di distribuzione idrica interni** degli edifici, oltre il punto di consegna. Riguarda condomini, alberghi, ospedali e scuole, con attenzione particolare a **legionella** e **piombo** e alle **strutture prioritarie**, dove l'utenza è più vulnerabile. Qui la responsabilità passa dal gestore al proprietario dell'edificio.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
Dove finisce l'acquedotto e inizia l'edificio
Oltre il punto di consegna l'acqua entra in un mondo che l'acquedotto non controlla più: le tubazioni, i serbatoi, le autoclavi e gli impianti dell'edificio. È il sistema di distribuzione idrica interno, e l'articolo 9 se ne occupa perché è proprio qui che nascono molte delle non conformità che il cittadino sperimenta al rubinetto. Un'acqua arrivata perfetta al contatore può degradarsi negli ultimi metri, e la responsabilità di quel tratto è del proprietario o del titolare dell'edificio, non del gestore.
Questo passaggio di consegne è spesso il punto più frainteso di tutto il decreto. L'amministratore di condominio che dà per scontato che dell'acqua si occupi "il Comune" scopre, quando c'è un problema nella rete interna, che la palla è nel suo campo. Lo stesso vale per l'albergatore, il direttore sanitario di un ospedale, il dirigente scolastico. Il principio del punto di conformità al rubinetto rende questa consapevolezza ancora più importante.
I rischi tipici della rete interna
I pericoli che si sviluppano nei sistemi interni hanno caratteristiche proprie, diverse da quelli della rete pubblica. Nascono dal ristagno, dai materiali con cui sono fatti gli impianti, dalla mancata manutenzione. Due nomi su tutti concentrano l'attenzione dell'articolo 9.
- Legionella: prolifera nelle reti di acqua calda sanitaria, nei serbatoi e nei punti di ristagno tra 25 e 45 °C. Il valore di riferimento è 1.000 UFC/L ed è particolarmente critico in strutture con utenza fragile. Vedi la scheda sulla legionella.
- Piombo: ceduto dalle vecchie tubazioni in piombo o da certe leghe, soprattutto quando l'acqua ristagna a lungo. Il valore, sempre più severo, è misurato al rubinetto. Vedi la scheda sul piombo.
- Ricrescite microbiche e biofilm: favoriti da ristagni, temperature inadeguate e scarsa manutenzione di serbatoi e autoclavi.
- Cessioni dai materiali non idonei a contatto con l'acqua, tema che si collega ai requisiti dell'articolo 10.
Il ristagno è il nemico numero uno
Una casa di montagna riaperta dopo mesi, un'ala d'albergo chiusa in bassa stagione, un ramo di rete poco usato: l'acqua ferma è terreno ideale per legionella e per la cessione di metalli. Prima di tornare a usarla, quei circuiti andrebbero adeguatamente lavati e, se necessario, sanificati.
Le strutture prioritarie
L'articolo 9 dedica un'attenzione rafforzata alle strutture prioritarie: edifici in cui l'acqua è usata da un gran numero di persone o da utenza particolarmente vulnerabile. Ospedali, case di cura, RSA, scuole e asili rientrano tipicamente in questa categoria, individuata anche nell'Allegato VIII. La logica è intuitiva: un problema di legionella in un ospedale ha conseguenze ben più gravi che nella stessa situazione altrove, perché colpisce pazienti già fragili.
Per queste strutture la valutazione e gestione del rischio del sistema interno è più stringente e la sorveglianza più intensa. Chi gestisce una scuola o una struttura sanitaria trova indicazioni pratiche nella guida sull'acqua nelle scuole e strutture prioritarie, mentre le strutture ricettive possono partire dalla guida sull'acqua nelle strutture ricettive.
Cosa deve fare chi gestisce un edificio
In pratica, la gestione del rischio interno passa da alcune attività ricorrenti: conoscere il proprio impianto, individuare i punti critici come serbatoi e reti di acqua calda, tenere sotto controllo temperature e ristagni, programmare manutenzione e pulizia, ed eseguire verifiche analitiche mirate quando il rischio lo richiede. Per gli edifici più complessi tutto questo confluisce in un vero e proprio Piano di Sicurezza dell'Acqua interno, coerente con l'impianto dell'articolo 6.
Condominio: chi risponde?
Per l'acqua fino al contatore risponde il gestore pubblico. Per serbatoi, autoclavi e tubazioni condominiali la responsabilità ricade in genere sull'amministratore, soprattutto quando gli impianti possono alterare la qualità dell'acqua. La guida sull'acqua in condominio chiarisce i confini.
Perché conviene non aspettare il problema
Intervenire sui sistemi interni prima che si manifesti un problema costa meno e protegge di più. Una diagnosi di legionellosi collegata a un impianto, un'ordinanza dell'autorità sanitaria, la chiusura temporanea di un reparto o di una struttura ricettiva: sono conseguenze che una gestione ordinata del rischio interno permette di evitare. E, in molti casi, le azioni di base — controllare le temperature, evitare i ristagni, manutenere i serbatoi — non richiedono investimenti proibitivi, solo metodo e continuità.
Chi vuole verificare lo stato del proprio impianto interno può partire da un controllo analitico mirato ai parametri più critici della rete interna. È il modo più diretto per trasformare l'obbligo dell'articolo 9 in una tutela concreta per chi usa quell'acqua ogni giorno.
Domande frequenti
Chi è responsabile della rete idrica interna di un edificio?
Quali sono i rischi principali nei sistemi interni?
Cosa sono le strutture prioritarie?
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