Parametro dell'acqua potabile
Clorato nell'acqua potabile
Il **clorato** è un **nuovo parametro** introdotto dal **D.Lgs. 18/2023** con valore di **0,25 mg/L**. Si forma come **sottoprodotto della disinfezione**, in particolare quando si usa ipoclorito di sodio. Preoccupa per gli effetti su tiroide e globuli rossi. L'obbligo è operativo dal 12 gennaio 2026.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
Che cos'è il clorato e come si forma
Il clorato è uno ione che nell'acqua potabile non arriva dall'ambiente ma nasce, per così dire, in casa: è un sottoprodotto della disinfezione. Per rendere l'acqua microbiologicamente sicura, i gestori usano disinfettanti a base di cloro, e uno dei più comuni è l'ipoclorito di sodio. Il problema è che l'ipoclorito, se conservato male o troppo a lungo, si degrada e produce clorato. Anche altri processi che impiegano il cloro, come la disinfezione con biossido di cloro, possono generarlo.
Siamo di fronte, quindi, a un classico dilemma della potabilizzazione. La disinfezione è indispensabile: senza cloro il rischio microbiologico — Escherichia coli, enterococchi e compagnia — sarebbe ben più grave di quello dei suoi sottoprodotti. Al tempo stesso occorre gestire la disinfezione con attenzione, perché una dose eccessiva o un reagente scaduto lasciano dietro di sé residui indesiderati come il clorato. È un equilibrio delicato che il gestore idro-potabile deve saper mantenere.
Un nuovo parametro del D.Lgs. 18/2023
Il clorato entra tra i parametri obbligatori con il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva (UE) 2020/2184. Prima non aveva un valore di parametro nazionale specifico. Ora è collocato nella Parte B dell'[Allegato I](/allegati/allegato-1-parametri) con una soglia di 0,25 mg/L.
Una nota per zone con disinfezione intensa
Il decreto tiene conto del fatto che in alcune situazioni la disinfezione è più spinta; ma l'obiettivo resta contenere il clorato entro 0,25 mg/L, ottimizzando dosaggi e gestione dei reagenti. L'obbligo per i nuovi parametri di Parte B è pienamente operativo dal 12 gennaio 2026.
Il clorato viaggia spesso in coppia con il clorito, un altro sottoprodotto della disinfezione con lo stesso valore di 0,25 mg/L. Non è un caso: entrambi raccontano la stessa storia, quella del compromesso tra la necessità di disinfettare e l'esigenza di non lasciare residui in eccesso.
Clorato e salute
Le preoccupazioni sanitarie legate al clorato riguardano soprattutto due bersagli. Il primo è la tiroide: il clorato può interferire con la captazione dello iodio, un aspetto delicato soprattutto per i bambini e in gravidanza. Il secondo sono i globuli rossi: a dosi elevate il clorato può provocarne il danneggiamento, con effetti sull'ossigenazione del sangue.
- Possibile interferenza con la funzione tiroidea e con l'assorbimento dello iodio.
- A concentrazioni elevate, danno ai globuli rossi (effetto ossidante).
- Particolare attenzione per lattanti, bambini e donne in gravidanza, che sono i gruppi più sensibili.
Va ribadito un concetto: il valore di parametro non nasce per demonizzare la disinfezione, ma per spingere verso una sua gestione ottimale. Un'acqua ben disinfettata e con clorato entro i limiti è più sicura, non meno, di un'acqua trattata male.
Come si analizza il clorato
La determinazione del clorato si esegue in laboratorio con la cromatografia ionica, la stessa tecnica usata per il clorito e per altri anioni, secondo i metodi previsti dall'Allegato III. È un'analisi ben standardizzata, che spesso viene condotta contestualmente a quella del clorito, dato che i due parametri hanno origine comune.
Un dato che cambia nel tempo
Il clorato non è costante: dipende dallo stato dei reagenti e dalla gestione della disinfezione. Per questo un singolo prelievo fotografa un momento; per acque disinfettate localmente (serbatoi, autoclavi, piccoli impianti) può avere senso ripetere il controllo.
Cosa fare in caso di superamento
Sulla rete pubblica, ridurre il clorato è soprattutto una questione di gestione della disinfezione: usare ipoclorito fresco e ben conservato, evitare stoccaggi prolungati al caldo, ottimizzare i dosaggi. Sono interventi di processo che spettano al gestore idro-potabile e che, se ben fatti, risolvono il problema alla radice.
Chi gestisce un piccolo impianto autonomo — un serbatoio con clorazione, un'attività ricettiva che disinfetta in proprio — dovrebbe verificare periodicamente clorato e clorito, perché una clorazione fai-da-te mal gestita è la situazione a maggior rischio. Il modo per averne il quadro è un'analisi dell'acqua che includa i sottoprodotti della disinfezione: solo così si capisce se la disinfezione è efficace e, insieme, ben controllata.
Domande frequenti
Qual è il limite del clorato nell'acqua potabile?
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