Parametro dell'acqua potabile
Trialometani (THM) nell'acqua potabile
I **trialometani (THM)** sono **sottoprodotti della clorazione**: si formano quando il cloro reagisce con la sostanza organica naturale presente nell'acqua. Il **D.Lgs. 18/2023** fissa il limite dei THM totali a **100 µg/L**. Sono potenzialmente cancerogeni e rappresentano l'altra faccia della disinfezione con cloro.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
Che cosa sono i trialometani
I trialometani, spesso indicati con la sigla THM, sono un gruppo di composti che comprende cloroformio, bromodiclorometano, dibromoclorometano e bromoformio. Non esistono in natura nell'acqua di partenza: si formano durante la clorazione. Quando il cloro, aggiunto per disinfettare, incontra la sostanza organica naturale — residui di foglie, humus, materiale vegetale disciolto nelle acque superficiali — reagisce con essa e genera questi sottoprodotti. È una reazione praticamente inevitabile ogni volta che si clora un'acqua ricca di organico.
Ecco perché i THM sono più un problema delle acque superficiali — quelle prelevate da fiumi, laghi e invasi, naturalmente più cariche di sostanza organica — che delle acque di falda profonda, di solito più povere di materiale organico. Un acquedotto che attinge da un bacino di superficie e clora in modo consistente è il candidato tipico a valori di THM apprezzabili. La quantità che si forma dipende dalla dose di cloro, dalla temperatura, dal tempo di contatto e, appunto, da quanta sostanza organica è presente.
Il limite del D.Lgs. 18/2023
Il D.Lgs. 18/2023 colloca i trialometani totali nella Parte B dell'[Allegato I](/allegati/allegato-1-parametri) con un valore di parametro di 100 µg/L, riferito alla somma dei quattro composti principali. È la stessa soglia già prevista dal previgente D.Lgs. 31/2001, un valore consolidato a livello internazionale.
Il principio di fondo
La disinfezione con cloro non deve mai essere compromessa per rincorrere valori più bassi di THM: la sicurezza microbiologica viene prima. Il decreto chiede di ottimizzare il trattamento — ad esempio riducendo la sostanza organica prima della clorazione — per contenere i sottoprodotti senza rinunciare all'efficacia disinfettante.
I THM appartengono alla stessa famiglia concettuale di clorato, clorito e acidi aloacetici: tutti sottoprodotti della disinfezione. Insieme raccontano il compromesso alla base della potabilizzazione moderna, dove il cloro resta l'alleato numero uno contro i patogeni ma va maneggiato con criterio.
Perché i trialometani sono sotto osservazione
L'interesse per i THM nasce dal loro profilo tossicologico. Diversi studi hanno indagato l'esposizione prolungata a questi composti, e alcune valutazioni li considerano potenzialmente cancerogeni: il cloroformio, in particolare, è stato oggetto di numerose ricerche in questo senso. Le associazioni epidemiologiche riguardano soprattutto l'esposizione cronica, non l'assunzione occasionale.
- Evidenze che collegano l'esposizione prolungata a un possibile aumento del rischio per alcune forme tumorali (in particolare a carico di vescica).
- Il cloroformio è il componente più studiato e più abbondante del gruppo.
- L'esposizione non avviene solo bevendo: i THM sono volatili e una quota si assorbe anche per inalazione, ad esempio sotto la doccia con acqua molto clorata.
Anche qui vale l'equilibrio già ricordato: il valore di 100 µg/L serve a mantenere basso il rischio a lungo termine dei sottoprodotti senza mai mettere in discussione la disinfezione, che protegge da rischi acuti ben più concreti.
Come si analizzano i trialometani
Essendo composti volatili, i THM si determinano con tecniche gascromatografiche, tipicamente GC con spazio di testa o purge and trap accoppiate a rivelatori idonei, secondo i metodi dell'Allegato III. Il campionamento è delicato: va eseguito riempiendo completamente il contenitore, senza bolle d'aria, perché essendo volatili i THM tenderebbero a disperdersi e a falsare il risultato.
Quando ha senso controllarli
I trialometani vanno tenuti d'occhio soprattutto dove l'acqua proviene da fonti superficiali ed è sottoposta a clorazione consistente. Un ristorante, una struttura ricettiva o un condominio serviti da un acquedotto di questo tipo hanno interesse a verificarli, insieme agli altri sottoprodotti.
Cosa fare per contenere i THM
Sulla rete pubblica, la strada maestra è agire prima della clorazione: rimuovere la sostanza organica naturale con trattamenti adeguati (filtrazione, carboni attivi, coagulazione) riduce il 'combustibile' da cui i THM si formano, così a parità di disinfezione se ne producono meno. Ottimizzare dose e punto di clorazione completa il quadro.
A livello domestico, i filtri a carboni attivi possono abbattere i THM già formati, ma richiedono manutenzione regolare per non perdere efficacia. In ogni caso, sapere a che punto si è resta il presupposto di qualunque decisione: una analisi dell'acqua che includa i trialometani, magari insieme a clorito e clorato, dice se il valore è entro i 100 µg/L e se la disinfezione dell'acqua che utilizzi è ben bilanciata.
Domande frequenti
Qual è il limite dei trialometani nell'acqua potabile?
Come si formano i trialometani nell'acqua?
I trialometani sono cancerogeni?
Come si riducono i trialometani in casa?
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