D.Lgs. 18/2023 · Articolo 10
Articolo 10 — Requisiti minimi di igiene per i materiali a contatto con le acque
L'**articolo 10 del D.Lgs. 18/2023** stabilisce i **requisiti minimi di igiene per i materiali a contatto con le acque** destinate al consumo umano: tubi, raccordi, guarnizioni, rivestimenti e componenti degli impianti non devono cedere sostanze pericolose né alterare colore, odore e sapore dell'acqua. Recepisce le regole armonizzate europee della Direttiva UE 2020/2184 per prodotti sicuri lungo tutta la filiera.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
Perché i materiali contano quanto l'acqua
Si tende a pensare alla qualità dell'acqua come a una proprietà del liquido in sé, dimenticando ciò che lo contiene e lo trasporta. Eppure tubi, raccordi, guarnizioni, serbatoi e rivestimenti sono a contatto con l'acqua per tutto il suo percorso e possono cederle sostanze o favorire ricrescite microbiche. Un materiale sbagliato può trasformare un'acqua conforme in un'acqua che non lo è più. L'articolo 10 nasce proprio da questa consapevolezza: garantire l'acqua significa anche garantire i materiali che la toccano.
L'esempio storico più eloquente è il piombo: per decenni le tubazioni in piombo hanno ceduto il metallo all'acqua, con conseguenze sanitarie che oggi conosciamo bene. Ma il problema non riguarda solo il passato. Materiali plastici, leghe metalliche, rivestimenti e persino il bisfenolo A di alcune resine possono migrare nell'acqua se i prodotti non rispondono a requisiti adeguati.
Cosa richiede l'articolo 10
Il principio è che i materiali destinati a venire a contatto con acque destinate al consumo umano devono possedere requisiti minimi di igiene: non devono cedere all'acqua sostanze in quantità pericolose per la salute, né favorire lo sviluppo microbico, né alterarne le caratteristiche organolettiche — colore, odore, sapore — o la qualità in modo da comprometterne la salubrità.
- Nessuna cessione pericolosa: i materiali non devono rilasciare sostanze in concentrazioni dannose per la salute.
- Nessuna alterazione organolettica: l'acqua non deve cambiare colore, odore o sapore per effetto del materiale.
- Nessun favore alla crescita microbica: le superfici non devono agevolare biofilm e ricrescite.
- Idoneità comprovata: i prodotti devono essere valutati e conformi secondo le regole armonizzate europee.
Regole europee armonizzate
L'articolo 10 recepisce l'impianto della Direttiva UE 2020/2184, che ha introdotto un sistema armonizzato a livello europeo per la valutazione dei materiali a contatto con l'acqua potabile. L'obiettivo è avere prodotti valutati con criteri comuni, così da garantire lo stesso livello di sicurezza in tutti gli Stati membri.
Chi è coinvolto lungo la filiera
L'articolo 10 tocca una platea ampia, che va ben oltre il gestore idrico. Sono coinvolti i produttori dei materiali e dei componenti, che devono immettere sul mercato prodotti idonei; i progettisti e gli installatori, che devono scegliere e posare materiali adeguati all'uso potabile; e naturalmente i gestori e i proprietari di edifici, che nella manutenzione e nel rinnovo degli impianti devono utilizzare prodotti conformi.
Questo ha una ricaduta pratica importante quando si ristruttura o si rifà un impianto. Sostituire una vecchia tubazione con un materiale non idoneo all'acqua potabile può creare un problema dove prima non c'era, e la responsabilità torna a chi ha eseguito o commissionato il lavoro. È un aspetto da tenere presente in ogni intervento sui sistemi di distribuzione interni.
Il legame con reagenti e filtranti
L'articolo 10 fa coppia con l'articolo 11, che si occupa dei reagenti chimici e dei materiali filtranti usati nel trattamento dell'acqua. La logica è la stessa: tutto ciò che entra in contatto con l'acqua — che sia la parete di un tubo o un materiale filtrante — deve essere sicuro e non introdurre esso stesso una contaminazione. Insieme, i due articoli chiudono il cerchio dei materiali e dei prodotti a contatto con l'acqua destinata al consumo umano.
Anche i filtri domestici rientrano nel ragionamento
Chi installa un filtro o un addolcitore sotto il lavello dovrebbe scegliere prodotti idonei all'uso potabile e manutenerli correttamente: un filtro trascurato può peggiorare la qualità microbiologica dell'acqua. Il tema è approfondito nella guida su filtri domestici e normativa.
Cosa cambia nella pratica
Per il consumatore finale, l'articolo 10 lavora in silenzio: se i materiali sono conformi, l'acqua arriva sicura senza che nessuno debba pensarci. Per chi progetta, produce o installa, invece, significa dover documentare l'idoneità dei prodotti e restare aggiornato sul quadro regolatorio europeo, che negli anni della transizione continua a definirsi con atti attuativi e liste di sostanze ammesse.
Il messaggio di fondo è che la sicurezza dell'acqua non si esaurisce nel trattamento e nel controllo analitico. Passa anche dalla qualità, spesso invisibile, dei materiali con cui costruiamo le reti e gli impianti. Un impianto fatto bene, con prodotti idonei, è la prima e più economica barriera contro molte non conformità che altrimenti emergerebbero al rubinetto.
Domande frequenti
Quali requisiti devono avere i materiali a contatto con l'acqua?
Riguarda solo i produttori o anche chi installa gli impianti?
I filtri domestici rientrano in questi requisiti?
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