D.Lgs. 18/2023 · Allegato VI
Allegato VI — Piano di Sicurezza dell'Acqua (PSA)
L'**Allegato VI del D.Lgs. 18/2023** definisce i **criteri di approvazione del Piano di Sicurezza dell'Acqua (PSA)**, lo strumento con cui il gestore individua e controlla i rischi lungo l'intera filiera, dalla captazione al rubinetto. Il PSA è il cuore dell'**approccio basato sul rischio** introdotto dalla direttiva europea: non ci si limita più ad analizzare l'acqua a valle, ma si presidiano i pericoli a monte. È richiamato dagli articoli [6](/articoli/articolo-6-sicurezza-dell-acqua-basata-sul-rischio) e [8](/articoli/articolo-8-valutazione-rischio-sistema-fornitura).
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
Il cambio di paradigma del PSA
Per decenni la sicurezza dell'acqua si è basata su un'idea semplice: analizzare l'acqua che esce dal rubinetto e verificare che rispetti i limiti. Un approccio corretto ma con un limite intrinseco: fotografa il passato. Se un'analisi rivela una contaminazione, quel campione d'acqua è già stato distribuito. Il Piano di Sicurezza dell'Acqua, o PSA (in inglese Water Safety Plan), ribalta la prospettiva: invece di limitarsi a controllare a valle, presidia i rischi lungo tutta la filiera, a monte.
È l'essenza dell'approccio basato sul rischio introdotto dalla Direttiva (UE) 2020/2184 e recepito dagli articoli 6 e 8. L'Allegato VI ne fissa i criteri di approvazione: stabilisce cioè cosa deve contenere un PSA perché possa essere considerato adeguato dall'autorità. Chi conosce l'HACCP del settore alimentare ritroverà una logica familiare, applicata questa volta all'acqua destinata al consumo umano.
Come è strutturato un Piano di Sicurezza dell'Acqua
Un PSA non è un documento generico, ma un percorso metodico. L'allegato individua le fasi che devono comporlo, dalla descrizione del sistema fino alla verifica dell'efficacia delle misure. Il filo conduttore è sempre lo stesso: conoscere il proprio sistema, individuare dove qualcosa può andare storto e predisporre in anticipo le contromisure.
- Descrizione del sistema di fornitura: mappatura completa della filiera, dalle aree di captazione ai punti di consegna.
- Identificazione dei pericoli e degli eventi pericolosi che possono compromettere la qualità dell'acqua in ogni punto.
- Valutazione del rischio, stimando probabilità e gravità di ciascun pericolo per stabilire le priorità.
- Definizione delle misure di controllo e dei punti in cui monitorarle, per tenere sotto controllo i rischi rilevanti.
- Monitoraggio operativo, verifica e revisione del piano, con aggiornamento periodico e in occasione di modifiche del sistema.
Dalla captazione al rubinetto
La forza del PSA è la visione d'insieme. La valutazione del rischio delle aree di prelievo presidia il monte, quella del sistema di fornitura il trattamento e la distribuzione, fino alla rete interna degli edifici. Il PSA cuce insieme questi tasselli in un'unica catena di sicurezza.
I criteri di approvazione
L'Allegato VI si intitola non a caso ai criteri di approvazione: un PSA non è un esercizio interno lasciato alla libera interpretazione del gestore, ma un documento che deve superare il vaglio dell'autorità. Perché sia approvabile, il piano deve dimostrare di aver considerato tutti gli elementi rilevanti della filiera, di aver valutato i rischi con metodo e di aver predisposto misure di controllo proporzionate e verificabili.
Un piano approvabile è anche un piano vivo: deve prevedere il riesame periodico e l'aggiornamento ogni volta che il sistema cambia — un nuovo pozzo, una modifica dell'impianto di trattamento, un evento critico. La Commissione di sorveglianza sui PSA prevista dal decreto vigila sull'applicazione corretta di questo strumento a livello nazionale, mentre l'attuazione concreta spetta ai singoli gestori.
Chi deve dotarsi di un PSA e con quali tempi
L'obbligo di adottare un Piano di Sicurezza dell'Acqua riguarda in primo luogo i gestori idro-potabili, con una gradualità che tiene conto della dimensione del sistema di fornitura. I grandi acquedotti sono i primi chiamati a strutturare i propri PSA, mentre per le forniture più piccole il decreto prevede tempi e modalità proporzionati. Il principio, però, vale per tutti: nessuna filiera è così semplice da poter rinunciare a una valutazione dei rischi.
Anche chi non è un grande gestore — si pensi a una struttura ricettiva con approvvigionamento autonomo o a una struttura prioritaria come un ospedale o una scuola — trova nel PSA un modello utile per ragionare sui rischi della propria rete interna. Chi vuole capire come costruire concretamente un piano può partire dalla nostra guida al Piano di Sicurezza dell'Acqua, che ne illustra i passaggi pratici.
Domande frequenti
Che cos'è il Piano di Sicurezza dell'Acqua?
Da quali fasi è composto un PSA?
Chi è obbligato ad avere un Piano di Sicurezza dell'Acqua?
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