DLgs18/2023

Parametro dell'acqua potabile

Uranio nell'acqua potabile

ChimicoNuovo parametro

L'**uranio** è un **nuovo parametro** del **D.Lgs. 18/2023**, con valore di **30 µg/L**. Nell'acqua è quasi sempre di **origine geologica naturale**. La preoccupazione principale non è la radioattività ma la **tossicità chimica per i reni**. L'obbligo è operativo dal 12 gennaio 2026.

Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026

Che cos'è l'uranio nell'acqua

Quando si sente la parola uranio il pensiero corre subito alla radioattività e al nucleare. Nel caso dell'acqua potabile, però, la questione è diversa e per certi versi meno drammatica di quanto l'immaginario suggerisca. L'uranio è un elemento naturalmente presente nella crosta terrestre, e la sua comparsa nelle acque è quasi sempre di origine geologica: l'acqua che attraversa rocce e minerali uraniferi — certi graniti, alcune formazioni sedimentarie — ne scioglie una piccola parte, che si ritrova poi in falda.

In alcune zone d'Italia, dove il substrato geologico è ricco di questi minerali, l'uranio naturale nelle acque sotterranee può raggiungere concentrazioni apprezzabili senza alcun intervento umano. Non è un inquinamento nel senso comune del termine, ma un fatto legato al territorio. Ecco perché è soprattutto chi si approvvigiona da pozzi e sorgenti in aree geologicamente predisposte a doverci prestare attenzione.

Un nuovo parametro del D.Lgs. 18/2023

L'uranio è tra i parametri di nuova introduzione del D.Lgs. 18/2023, in recepimento della Direttiva (UE) 2020/2184. In precedenza non figurava tra i parametri chimici obbligatori a livello nazionale. Ora è collocato nella Parte B dell'[Allegato I](/allegati/allegato-1-parametri) con un valore di 30 µg/L, coerente con le indicazioni dell'OMS.

Tossicità chimica, non radiologica

È importante chiarire un punto: il valore di parametro di 30 µg/L riguarda la tossicità chimica dell'uranio, in particolare per i reni, non i suoi aspetti radiologici. La radioattività dell'acqua è trattata separatamente attraverso i parametri di radioattività previsti dal decreto.

L'introduzione dell'uranio riflette una consapevolezza cresciuta negli anni: in vari Paesi europei il monitoraggio ha rivelato acque sotterranee con contenuti naturali non trascurabili, tali da giustificare un limite dedicato. Un parametro nuovo, dunque, ma legato a un fenomeno tutt'altro che nuovo, semplicemente meno indagato in passato.

Uranio e salute: il rischio per i reni

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il rischio principale dell'uranio ingerito con l'acqua non è quello legato alle radiazioni ma la sua tossicità chimica, come per un metallo pesante. Il bersaglio è il rene, dove l'uranio può danneggiare le strutture deputate alla filtrazione se assunto in eccesso e per periodi prolungati.

  • Effetti sulla funzione renale (nefrotossicità) in caso di esposizione cronica a concentrazioni elevate.
  • Il rischio è di natura chimica, analogo a quello dei metalli pesanti, più che radiologica alle concentrazioni tipiche dell'acqua.
  • Il valore di 30 µg/L è impostato per proteggere i reni anche in caso di consumo abituale dell'acqua nel tempo.

Come per gli altri elementi in traccia di origine geologica, l'uranio non altera in alcun modo l'aspetto, il sapore o l'odore dell'acqua. Un'acqua limpida e gradevole può contenerne quantità superiori al limite senza dare il minimo segnale percepibile. È l'ennesima conferma che l'unico giudice affidabile è l'analisi di laboratorio.

Come si analizza l'uranio

La determinazione dell'uranio si esegue con ICP-MS, tecnica sensibile e in grado di misurarlo con precisione anche a basse concentrazioni, secondo i metodi dell'Allegato III. Rientra agevolmente in un profilo dei metalli ed elementi in traccia, quindi il modo più efficiente per controllarlo è includerlo in un'analisi chimica completa insieme ad arsenico e agli altri elementi di origine geologica.

Chi dovrebbe controllarlo

Il controllo dell'uranio è particolarmente indicato per chi si approvvigiona da pozzi e sorgenti in aree con substrato granitico o comunque geologicamente predisposto. Un piccolo acquedotto rurale, un agriturismo o una casa isolata in queste zone farebbero bene a verificarlo almeno una volta.

Cosa fare in caso di valori elevati

Se l'analisi rivela uranio oltre 30 µg/L, sulla rete pubblica l'intervento spetta al gestore idro-potabile, di norma con miscelazione o trattamenti dedicati. Per una fonte privata, la rimozione dell'uranio si ottiene con resine a scambio anionico o con l'osmosi inversa, tecnologie efficaci ma che vanno dimensionate correttamente e mantenute nel tempo.

Vista l'origine geologica e la totale assenza di segnali sensoriali, l'uranio è un parametro che si scopre solo cercandolo. Se vivi in una zona a rischio o hai un pozzo mai indagato per gli elementi in traccia, includere l'uranio in una analisi dell'acqua completa è una precauzione sensata: permette di sapere se il valore è nella norma e, in caso contrario, di scegliere il trattamento giusto anziché uno improvvisato.

Domande frequenti

Qual è il limite dell'uranio nell'acqua potabile?
Il D.Lgs. 18/2023 fissa per l'uranio un valore di parametro di 30 µg/L, in linea con le indicazioni dell'OMS. È un nuovo parametro introdotto con la Direttiva (UE) 2020/2184.
L'uranio nell'acqua è un problema di radioattività?
No: alle concentrazioni tipiche dell'acqua il rischio principale è la tossicità chimica per i reni, non quella radiologica. La radioattività è disciplinata a parte, con i parametri di radioattività del decreto.
Da dove viene l'uranio nell'acqua?
Quasi sempre da cause geologiche naturali: l'acqua che attraversa rocce e minerali uraniferi (come certi graniti) ne scioglie una parte. Riguarda soprattutto pozzi e sorgenti in aree predisposte.
Come faccio a sapere se la mia acqua contiene uranio?
Solo con un'analisi di laboratorio (tecnica ICP-MS): l'uranio non altera colore, odore o sapore. Conviene includerlo nel profilo dei metalli in una analisi dell'acqua completa, soprattutto per i pozzi privati.

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