Parametro dell'acqua potabile
Durezza dell'acqua
La **durezza** misura il contenuto di **calcio e magnesio** nell'acqua e si esprime in gradi francesi (°F). Il **D.Lgs. 18/2023** indica un intervallo **consigliato di 15-50 °F**, non un limite tassativo. Non è un parametro di rischio sanitario: un'acqua dura non fa male, ma provoca **calcare** e incrostazioni. Un'acqua troppo dolce può risultare più corrosiva.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
Che cos'è la durezza dell'acqua
La durezza è la misura del contenuto complessivo di sali di calcio e magnesio disciolti nell'acqua. È uno dei parametri più "quotidiani" che esistano: è la durezza a decidere se nel bollitore si forma la crosta bianca di calcare, se il sapone fa poca schiuma, se la lavatrice ha bisogno di anticalcare. In Italia si esprime tradizionalmente in gradi francesi (°F), dove un grado corrisponde a 10 mg di carbonato di calcio per litro. Un'acqua sotto i 15 °F si considera dolce, tra 15 e 30 °F mediamente dura, oltre i 30-40 °F decisamente dura.
La durezza dipende dalla geologia: le acque che attraversano rocce calcaree e dolomitiche — buona parte dell'Italia — sono naturalmente dure, mentre quelle di terreni granitici o vulcanici tendono a essere più dolci. È una caratteristica del territorio, prima ancora che dell'acquedotto.
Un valore consigliato, non un limite
A differenza della maggior parte dei parametri, la durezza nel D.Lgs. 18/2023 non ha un vero e proprio valore di parametro vincolante: il decreto indica un intervallo consigliato di 15-50 °F. È un suggerimento di buona qualità, non una soglia il cui superamento rende l'acqua non conforme.
Perché non è un limite sanitario
La durezza non ha rilevanza per la salute: né un'acqua dura né una dolce sono di per sé un rischio. Anzi, calcio e magnesio sono minerali utili all'organismo. Il valore consigliato ha finalità pratiche — tutela degli impianti, gradevolezza — non sanitarie. Per questo è trattato come indicatore e non compare tra i parametri tassativi.
Acqua dura, acqua dolce: pro e contro
L'acqua dura ha un unico vero difetto, ma fastidioso: il calcare. Incrosta tubazioni, resistenze di scaldabagni e lavastoviglie, riduce l'efficienza degli impianti termici, lascia aloni. Sul piano della salute, però, non c'è nulla da temere: bere acqua dura non fa male, e il calcio e il magnesio che contiene sono anzi un piccolo contributo al fabbisogno di minerali.
All'estremo opposto, un'acqua molto dolce non è automaticamente migliore. Le acque a bassissima durezza tendono a essere più aggressive e corrosive nei confronti dei metalli, e in una vecchia rete domestica questo può favorire il rilascio di piombo o rame dalle tubazioni. Ecco perché l'intervallo consigliato ha un limite anche inferiore: la durezza ideale sta nel mezzo.
Addolcitori: quando servono davvero
Contro il calcare molti installano un addolcitore, un impianto a scambio ionico che riduce la durezza sostituendo calcio e magnesio con sodio. È una soluzione efficace per proteggere gli impianti, ma va usata con criterio: addolcire troppo rende l'acqua più corrosiva e ne aumenta il sodio, un aspetto rilevante per chi segue diete iposodiche. Per l'acqua da bere, spesso, la scelta migliore è lasciare una linea non addolcita.
Attenzione anche alla normativa: gli addolcitori e in generale i filtri e trattamenti domestici devono essere realizzati con materiali idonei al contatto con l'acqua e sottoposti a manutenzione, altrimenti rischiano di peggiorare la qualità invece di migliorarla. Prima di decidere se e come intervenire, conviene conoscere la durezza reale della propria acqua con una semplice analisi: è il modo più razionale per non spendere in un impianto che magari non serve.
Domande frequenti
Qual è la durezza consigliata per l'acqua potabile?
L'acqua dura fa male alla salute?
Conviene installare un addolcitore?
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