Parametro dell'acqua potabile
Sodio nell'acqua potabile
Il **sodio** è un parametro indicatore fissato a **200 mg/L** dal **D.Lgs. 18/2023**. Non è tossico, ma il valore ha rilievo per il **sapore** dell'acqua e per chi segue una **dieta iposodica** (ipertesi, cardiopatici, nefropatici). Un superamento non è un pericolo immediato, ma va valutato soprattutto in relazione a soggetti sensibili.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
Il sodio nell'acqua: da dove viene
Il sodio è, insieme al cloruro, uno dei costituenti più diffusi delle acque naturali. Deriva dalla dissoluzione di sali e minerali del sottosuolo ed è presente ovunque, a concentrazioni molto variabili. Nelle acque di montagna se ne trova poco; in alcune falde profonde, nelle acque costiere soggette a intrusione marina o in quelle a contatto con formazioni saline, il valore può salire sensibilmente. Anche alcuni processi di trattamento, in particolare l'addolcimento a scambio ionico, aumentano il sodio dell'acqua, perché sostituiscono il calcio e il magnesio proprio con ioni sodio.
Quest'ultimo punto merita attenzione: chi installa un addolcitore domestico per combattere il calcare deve sapere che, così facendo, arricchisce l'acqua di sodio. Un dettaglio spesso trascurato, ma rilevante proprio per il parametro di cui stiamo parlando.
Il valore di 200 mg/L nel D.Lgs. 18/2023
Il D.Lgs. 18/2023 colloca il sodio nella Parte C dell'[Allegato I](/allegati/allegato-1-parametri), tra i parametri indicatori, con un valore di 200 mg/L.
Perché è un indicatore
Il sodio non è tossico e non definisce una soglia sanitaria di tossicità: per questo è un parametro indicatore di Parte C. Il suo superamento non costituisce un pericolo immediato per la popolazione generale, ma è un segnale di qualità che assume importanza specifica per alcune categorie di persone.
Sapore e rilevanza per le diete iposodiche
Il primo effetto di un sodio elevato è, ancora una volta, sul sapore: unito al cloruro, contribuisce a rendere l'acqua salmastra e meno gradevole. Ma l'aspetto più significativo riguarda la salute di alcune categorie sensibili. Chi soffre di ipertensione arteriosa, di alcune patologie cardiache o renali segue spesso una dieta iposodica, cioè a ridotto contenuto di sodio. Per queste persone anche il sodio introdotto con l'acqua può contribuire al bilancio complessivo, soprattutto se si beve molto o si cucina con la stessa acqua.
Attenzione a non drammatizzare: per la stragrande maggioranza della popolazione il sodio dell'acqua è una frazione minima rispetto a quello introdotto con gli alimenti. Ma per un iperteso, o per la preparazione di alimenti destinati ai lattanti, la scelta di un'acqua a basso contenuto di sodio (le acque etichettate come iposodiche hanno meno di 20 mg/L) può fare la differenza. È un caso in cui il valore va letto sempre nel contesto della persona che beve.
Cosa fare in caso di valori elevati
Di fronte a un sodio elevato, la prima domanda è sull'origine: è naturale, legato alla geologia dell'acquifero? È il segnale di un'intrusione salina? Oppure è la conseguenza di un addolcitore mal dimensionato in casa? La risposta cambia le azioni. Se la causa è un addolcitore, spesso basta rivedere la regolazione dell'impianto o prevedere una linea non addolcita per l'acqua da bere. Se è la natura dell'acqua di pozzo, le opzioni sono un trattamento a osmosi inversa oppure il ricorso a un'altra fonte per l'uso alimentare.
In tutti i casi, il punto di partenza è conoscere il dato reale, letto insieme a cloruro e conducibilità. Solo così è possibile capire se il sodio è un problema effettivo per chi usa quell'acqua o un semplice tratto della sua mineralizzazione naturale.
Domande frequenti
Qual è il limite di sodio nell'acqua potabile?
L'acqua con molto sodio fa male agli ipertesi?
L'addolcitore aumenta il sodio dell'acqua?
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