Parametro dell'acqua potabile
Bisfenolo A nell'acqua potabile
Il **bisfenolo A (BPA)** è un **nuovo parametro** introdotto dal **D.Lgs. 18/2023** con un valore di **2,5 µg/L**. È un interferente endocrino che può migrare nell'acqua da plastiche e rivestimenti a contatto. L'obbligo di rispettarlo è pienamente operativo dal 12 gennaio 2026.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
Che cos'è il bisfenolo A
Il bisfenolo A, quasi sempre abbreviato in BPA, è una sostanza chimica di sintesi usata da decenni nella produzione di plastiche policarbonato e di resine epossidiche. Lo troviamo, o lo abbiamo trovato a lungo, in un'infinità di oggetti d'uso quotidiano: contenitori per alimenti, bottiglie riutilizzabili, rivestimenti interni di lattine e serbatoi, alcune tubazioni e componenti di impianti idrici. È proprio la sua diffusione capillare a renderlo un contaminante emergente su cui l'attenzione è cresciuta molto negli ultimi anni.
Il punto critico è che il BPA non resta immobile nel materiale che lo contiene: tende a migrare, cioè a rilasciarsi lentamente nel liquido a contatto. La migrazione aumenta con il calore, con l'acidità dell'acqua e con l'invecchiamento del materiale. Un rivestimento datato, una plastica esposta a temperature elevate o un'acqua aggressiva sono tutte condizioni che favoriscono il passaggio del bisfenolo A dall'oggetto all'acqua che poi beviamo.
Un nuovo parametro del D.Lgs. 18/2023
Il bisfenolo A è una delle novità più significative introdotte dal D.Lgs. 18/2023. Prima del recepimento della Direttiva (UE) 2020/2184 non esisteva un valore di parametro nazionale per il BPA nelle acque destinate al consumo umano. Ora il decreto lo colloca nella Parte B dell'[Allegato I](/allegati/allegato-1-parametri) con una soglia di 2,5 µg/L.
Da quando si applica
Come per gli altri nuovi parametri di Parte B, l'obbligo di rispettare il valore per il bisfenolo A è pienamente operativo a partire dal 12 gennaio 2026, secondo le norme transitorie del decreto e il correttivo D.Lgs. 102/2025.
L'ingresso del BPA tra i parametri obbligatori ha una logica precisa: essendo una sostanza che migra dai materiali a contatto, il suo controllo si lega strettamente alle regole sui materiali a contatto con l'acqua previste dall'articolo 10. In altre parole, tenere basso il bisfenolo A significa anche selezionare con cura tubazioni, rivestimenti e componenti degli impianti.
Perché il bisfenolo A preoccupa: l'effetto endocrino
Il motivo per cui il BPA è finito sotto i riflettori è il suo essere un interferente endocrino. Significa che la sua struttura chimica gli permette di imitare o disturbare l'azione degli ormoni naturali, in particolare gli estrogeni, anche a concentrazioni molto basse. È una classe di sostanze che non si comporta secondo la logica lineare 'più dose, più danno': possono contare le fasi della vita in cui avviene l'esposizione, e i periodi più delicati sono la gravidanza e l'infanzia.
- Possibili effetti sul sistema riproduttivo e sull'equilibrio ormonale.
- Attenzione particolare per l'esposizione in gravidanza e nei primi anni di vita.
- Studi che indagano associazioni con alterazioni metaboliche e dello sviluppo.
Proprio la natura di interferente endocrino spiega la scelta di un valore prudenziale come 2,5 µg/L. Le autorità europee hanno progressivamente irrigidito la valutazione del BPA in vari ambiti, dagli imballaggi alimentari all'acqua, ed è un tema destinato a restare di attualità.
Come si analizza il bisfenolo A
La ricerca del bisfenolo A non è banale e richiede laboratori attrezzati: si esegue con tecniche cromatografiche accoppiate alla spettrometria di massa (LC-MS/MS o GC-MS), capaci di raggiungere limiti di quantificazione ben al di sotto della soglia di legge, secondo i metodi previsti dall'Allegato III. Non tutti i laboratori includono il BPA nei profili standard: è bene verificarlo prima di commissionare l'analisi.
Attenzione al campionamento
Trattandosi di una sostanza che migra dalle plastiche, il campionamento del bisfenolo A va eseguito con contenitori idonei, tipicamente in vetro, per evitare che sia lo stesso recipiente di prelievo a falsare il risultato. È un dettaglio che solo un laboratorio esperto gestisce correttamente.
Cosa fare se il bisfenolo A è presente
Se un'analisi rivela bisfenolo A in quantità significativa, la prima domanda è da dove arrivi. Molto spesso la fonte è all'interno dell'impianto: un vecchio rivestimento epossidico di un serbatoio, una tubazione o un componente in plastica non idoneo. In questi casi l'intervento più efficace è sostituire il materiale che lo cede, scegliendo prodotti conformi ai requisiti sui materiali a contatto.
Sul piano del trattamento, sistemi a carboni attivi e osmosi inversa possono ridurre il BPA, ma restano un rimedio a valle: la soluzione strutturale è eliminare la sorgente. Come sempre, il primo passo è misurare. Se hai un serbatoio con rivestimento datato, un'autoclave condominiale o un impianto di una certa età, includere il bisfenolo A in un'analisi dell'acqua è il modo più concreto per sapere se c'è un problema da affrontare.
Domande frequenti
Qual è il limite del bisfenolo A nell'acqua potabile?
Da dove arriva il bisfenolo A nell'acqua?
Perché il bisfenolo A è considerato pericoloso?
Come si controlla il bisfenolo A nell'acqua?
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