Parametro dell'acqua potabile
Cromo nell'acqua potabile
Il **D.Lgs. 18/2023** abbassa il limite del **cromo** totale a **25 µg/L** (dai precedenti 50), con un periodo di adeguamento. Il problema non è il cromo in sé ma la sua forma **esavalente (cromo VI)**, un cancerogeno riconosciuto di origine industriale, protagonista di note contaminazioni di falda in Italia, come nel caso della zona di Brescia. Distinguere le due forme è la chiave per capire il rischio.
Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026
Cromo totale e cromo esavalente: la differenza che conta
Quando si parla di cromo nell'acqua bisogna subito fare una distinzione, perché fa tutta la differenza. Il cromo esiste in natura in più forme: quella più diffusa e sostanzialmente innocua è il cromo trivalente (cromo III), addirittura un oligoelemento essenziale in piccole dosi. Ben diversa è la forma esavalente (cromo VI): tossica, mobile nelle acque e riconosciuta come cancerogena. Il limite di legge è fissato sul cromo totale, ma il rischio sanitario è quasi tutto legato alla componente esavalente.
Il cromo VI ha un'origine tipicamente industriale: galvaniche, cromature, concerie, produzione di leghe, lavorazioni metalliche e alcuni cicli produttivi lo hanno immesso per decenni nell'ambiente. In Italia diversi episodi di contaminazione delle falde sono legati proprio a questo: l'area industriale di Brescia con la vicenda della Caffaro è tra i casi più noti, ma non è isolato. Dove c'è stata industria pesante o metallurgica, il cromo esavalente in falda è un rischio da tenere presente.
Il nuovo limite del D.Lgs. 18/2023: 25 µg/L
Il D.Lgs. 18/2023 colloca il cromo tra i parametri chimici della Parte B dell'[Allegato I](/allegati/allegato-1-parametri) e dimezza il valore di parametro, da 50 a 25 µg/L, riferito al cromo totale.
| Riferimento | Valore | Note |
|---|---|---|
| D.Lgs. 31/2001 (previgente) | 50 µg/L | Vecchio limite abrogato |
| D.Lgs. 18/2023 — regime transitorio | 50 µg/L | Nel periodo transitorio previsto |
| D.Lgs. 18/2023 — a regime (dal 12/1/2036) | 25 µg/L | Nuovo valore, più severo |
Un limite abbassato per prudenza
L'abbassamento a 25 µg/L riflette le crescenti evidenze sulla tossicità del cromo esavalente. Come per il piombo, il decreto prevede un percorso graduale: nel transitorio resta il valore di 50 µg/L, mentre i 25 µg/L diventano pienamente operativi a regime.
Perché il cromo esavalente è pericoloso
Il cromo VI ingerito con l'acqua è associato a effetti tossici e, sulla base degli studi disponibili, a un aumento del rischio di tumori. È inoltre irritante e può danneggiare fegato e reni nelle esposizioni elevate. Il cromo trivalente, al contrario, non condivide questo profilo di pericolosità: è proprio la specie chimica a determinare il rischio, ed è il motivo per cui, in un'acqua con cromo elevato, ha senso approfondire quale forma sia presente.
- Il cromo esavalente (VI) è classificato come cancerogeno e mutageno.
- Possibili danni a fegato e reni nelle esposizioni prolungate ed elevate.
- Il cromo trivalente (III) è invece poco tossico e persino essenziale in tracce.
- Origine tipicamente industriale (galvaniche, cromature, metallurgia).
Come si analizza
Il cromo totale si determina in laboratorio con spettrometria (ICP-MS), secondo l'Allegato III. Quando il valore è vicino o superiore al limite, o quando il contesto lo suggerisce (aree industriali, siti contaminati), è opportuno chiedere anche la determinazione specifica del cromo esavalente, che richiede metodi dedicati: sapere quanta parte del cromo è nella forma pericolosa cambia completamente la valutazione del rischio.
Quando controllarlo
L'analisi del cromo, con l'eventuale distinzione del cromo VI, è particolarmente indicata per chi usa un pozzo in prossimità di aree industriali o ex industriali, o dove sono note contaminazioni di falda.
Cosa fare in caso di superamento
La rimozione del cromo dall'acqua dipende dalla forma: il cromo esavalente può essere trattato con riduzione a trivalente seguita da precipitazione, con scambio ionico o con osmosi inversa. Sono trattamenti che i gestori pubblici adottano negli impianti dedicati e che esistono anche per usi domestici, ma la loro efficacia va sempre verificata analiticamente. Nei casi di contaminazione industriale l'intervento riguarda anche la bonifica del sito e il monitoraggio della falda.
Se ti approvvigioni da un pozzo in una zona con un passato industriale, non dare per scontato che il cromo sia sotto controllo. Un'analisi — con la verifica della forma esavalente dove serve — ti dice con precisione se l'acqua è a norma e quale sia il rischio reale, mettendoti nelle condizioni di decidere se e come intervenire.
Domande frequenti
Qual è il limite del cromo nell'acqua potabile?
Che differenza c'è tra cromo trivalente ed esavalente?
Il caso di Brescia riguardava il cromo?
Come si analizza il cromo esavalente?
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