DLgs18/2023

Parametro dell'acqua potabile

Antiparassitari (pesticidi) nell'acqua potabile

Chimico

Gli **antiparassitari** (pesticidi) nell'acqua provengono soprattutto dall'**agricoltura**. Il **D.Lgs. 18/2023** impone limiti tra i più rigidi in assoluto: **0,10 µg/L per ogni singola sostanza** e **0,50 µg/L per il totale**. Sono soglie prudenziali, uguali per tutte le sostanze a prescindere dalla loro tossicità specifica.

Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026

Che cosa sono gli antiparassitari e come arrivano nell'acqua

Con il termine antiparassitari — o più comunemente pesticidi, fitosanitari — si indica un vastissimo insieme di sostanze usate per proteggere le colture: erbicidi, insetticidi, fungicidi e i loro prodotti di degradazione, i cosiddetti metaboliti. Sono strumenti dell'agricoltura moderna, ma una parte di ciò che viene distribuito sui campi non resta lì: dilavato dalle piogge, percola nel terreno e raggiunge le falde acquifere, oppure finisce per ruscellamento nei corsi d'acqua superficiali.

È così che i residui di antiparassitari possono comparire nelle acque destinate al consumo umano, in particolare in territori a forte vocazione agricola. Il pozzo dell'agriturismo in mezzo alla campagna coltivata, la captazione a valle di un'area intensamente lavorata, l'acquedotto che serve una zona di frutteti o vigneti: sono i contesti in cui il rischio è più concreto. La varietà delle sostanze in gioco è enorme, e cambia a seconda delle colture e delle pratiche agricole del territorio.

I limiti rigidissimi del D.Lgs. 18/2023

Il D.Lgs. 18/2023 tratta gli antiparassitari nella Parte B dell'[Allegato I](/allegati/allegato-1-parametri) con un approccio tra i più severi di tutta la normativa. Sono previsti due valori: 0,10 µg/L per ogni singola sostanza e 0,50 µg/L per la somma di tutti gli antiparassitari rilevati. Un'acqua è conforme solo se rispetta entrambi.

I due valori di parametro per gli antiparassitari.
ParametroValore limiteSignificato
Singolo antiparassitario0,10 µg/LVale per ogni sostanza presa singolarmente
Antiparassitari totali0,50 µg/LSomma di tutte le sostanze rilevate

Un limite 'politico', non solo tossicologico

La soglia di 0,10 µg/L per la singola sostanza è uguale per quasi tutti gli antiparassitari, a prescindere dalla loro tossicità specifica. Non deriva da una valutazione del rischio sostanza per sostanza, ma da una scelta prudenziale storica: nell'acqua potabile i pesticidi, in linea di principio, non dovrebbero esserci. Per alcune sostanze particolarmente critiche il decreto prevede valori ancora più bassi.

Questo spiega perché il limite sia tanto basso, praticamente al limite di rilevabilità analitica: non è tarato sulla dose pericolosa di ciascun composto, ma esprime l'obiettivo di mantenere l'acqua sostanzialmente libera da residui fitosanitari. È un caso in cui la norma è più severa di quanto la pura tossicologia richiederebbe per molte sostanze, per una precisa scelta di cautela.

Antiparassitari e salute

Gli effetti sulla salute dipendono moltissimo dalla sostanza specifica: la famiglia degli antiparassitari è così ampia ed eterogenea che non esiste un profilo tossicologico unico. Alcuni composti sono sospettati di essere interferenti endocrini, altri hanno effetti sul sistema nervoso, altri ancora sono classificati come possibili cancerogeni. Ciò che li accomuna è che si tratta di sostanze progettate per essere biologicamente attive, e questo di per sé giustifica la massima cautela quando finiscono nell'acqua.

  • Profili di tossicità molto diversi da sostanza a sostanza: nervosa, endocrina, in alcuni casi cancerogena.
  • Il rischio riguarda soprattutto l'esposizione cronica a miscele di residui.
  • L'impostazione prudenziale del limite mira a evitare qualsiasi accumulo significativo di residui nell'acqua potabile.

Un aspetto spesso trascurato è l'effetto combinato: nelle acque agricole raramente si trova un solo pesticida, più spesso una miscela di residui diversi a basse concentrazioni. Il limite sulla somma dei totali, 0,50 µg/L, serve proprio a tenere sotto controllo questo cocktail complessivo, oltre al singolo composto.

Come si analizzano gli antiparassitari

L'analisi degli antiparassitari è tra le più impegnative in assoluto, perché richiede di cercare decine e decine di sostanze diverse, ciascuna a concentrazioni bassissime. Si impiegano tecniche cromatografiche accoppiate alla spettrometria di massa (LC-MS/MS e GC-MS), secondo i metodi dell'Allegato III. Un punto cruciale è la scelta delle sostanze da cercare: il pannello di analisi va calibrato sui pesticidi realmente utilizzati nel territorio e sulle colture presenti, altrimenti si rischia di non cercare proprio quelli rilevanti.

Il pannello va scelto con criterio

Non ha senso un pannello generico uguale ovunque: in una zona di risaie contano certi erbicidi, in un'area di frutteti altri fungicidi. Un laboratorio esperto imposta la ricerca sulle sostanze plausibili per il contesto agricolo locale, aumentando le probabilità di intercettare eventuali residui.

Cosa fare in caso di superamento

Sulle reti pubbliche, il trattamento degli antiparassitari si basa in genere su carboni attivi, molto efficaci nel trattenere gran parte di queste molecole, con un'attenzione costante alla saturazione del filtro. Per un pozzo privato in zona agricola valgono sistemi analoghi, sempre da verificare con analisi prima e dopo, perché un carbone esaurito smette di funzionare senza dare avvisi.

Chi si approvvigiona da una fonte propria in territorio coltivato ha tutto l'interesse a controllare periodicamente questo parametro: gli antiparassitari sono invisibili, inodori e insapori, e il loro andamento può variare con le stagioni e con i cicli di trattamento dei campi. Una analisi dell'acqua con un pannello di pesticidi calibrato sul territorio è lo strumento per sapere se quei limiti severissimi — 0,10 e 0,50 µg/L — sono rispettati, e per proteggere davvero chi quell'acqua la beve ogni giorno.

Domande frequenti

Quali sono i limiti degli antiparassitari nell'acqua potabile?
Il D.Lgs. 18/2023 fissa 0,10 µg/L per ogni singola sostanza e 0,50 µg/L per il totale degli antiparassitari. Sono tra i limiti più rigidi della normativa; per alcune sostanze critiche il valore è ancora più basso.
Perché il limite degli antiparassitari è così basso?
Perché la soglia di 0,10 µg/L è una scelta prudenziale, uguale per quasi tutte le sostanze a prescindere dalla loro tossicità: esprime il principio che nell'acqua potabile i pesticidi, in linea di principio, non dovrebbero esserci.
Da dove arrivano gli antiparassitari nell'acqua?
Soprattutto dall'agricoltura: dilavati dalle piogge, percolano nel terreno fino alle falde o finiscono nei corsi d'acqua. Il rischio è maggiore per pozzi e captazioni in territori a forte vocazione agricola.
Come si analizzano gli antiparassitari?
Con tecniche LC-MS/MS e GC-MS che cercano decine di sostanze a bassissime concentrazioni. Fondamentale scegliere un pannello calibrato sulle colture del territorio. Puoi richiederlo in una analisi dell'acqua mirata.

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